Allergia ai cosmetici

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Un cosmetico è per definizione un prodotto che migliora l’aspetto, aiuta nell’igiene personale e non influisce sulla struttura o sulla funzione della pelle. Perciò, i prodotti cosmetici non contengono ingredienti farmacologicamente attivi.

L’Accademia Americana di Dermatologia ha rilevato che in media, gli Americani adulti (e con buona approssimazione anche gli Europei) usano almeno sette cosmetici o prodotti cosmetici diversi al giorno. Non sorprende, pertanto, che le reazioni avverse a tali prodotti siano molto comuni. Bisogna considerare, inoltre, che nei paesi occidentali c’è una tendenza all’utilizzo di “prodotti naturali” con l’erronea convinzione che siano più salutari e che causino meno reazioni avverse rispetto ai prodotti “artificiali”.

Tale mito va sfatato sottolineando che la maggior parte delle sostanze che possono provocare allergia sono “proteine naturali”.

I cosmetici possono essere suddivisi nei seguenti gruppi:

 ·          Prodotti “di bellezza” come ad esempio quelli per il make-up;

 ·          Prodotti per la cura delle unghie come gli smalti e gli struccanti;

 ·          Prodotti per la cura della cute come gli idratanti;

·          Saponi e prodotti per il bagno e la doccia;

·          Prodotti per la rasatura come le schiume e lozioni dopo-barba;

 ·         Prodotti per l’igiene orale come dentifrici e collutori;

 ·          Prodotti per i capelli come gli shampoo, le tinture ed i trattamenti per la ricrescita;

 ·          Prodotti per la protezione dai raggi solari;

·          Prodotti per l’igiene intima femminile;

·          Essenze contenute nei profumi e nelle colonie;

·          I deodoranti ed antitraspiranti – dato che tecnicamente riducono la sudorazione incidendo sulla funzione della pelle, dovrebbero essere considerati dei farmaci. 

E’ evidente che i cosmetici sono una parte importante della vita di tutti i giorni e che in alcuni casi entrano a far parte pesantemente dello stile di vita fino ad essere considerati delle “necessità”. 

Alcuni studi suggeriscono che circa il 10% della popolazione adulta europea e statunitense soffre di reazioni avverse ai cosmetici. 

            In realtà tale percentuale potrebbe essere sottostimata, in quanto la maggior parte delle reazioni avviene in ambiente domestico a causa di un solo prodotto cosmetico che consente una auto-diagnosi e spesso una auto-medicazione con farmaci da banco. I Medici Specialisti Allergologi e Dermatologi sono consultati nella maggior parte dei casi per reazioni avverse sviluppatesi in seguito a trattamenti multipli e simultanei dei capelli (tinture, permanenti, shampoo e balsami). Le persone che usano molti  prodotti per la cura della pelle possono avere difficoltà nello scoprire quale sostanza provochi loro sintomi di allergia.

 Le manifestazioni delle allergie da cosmetici 

Nella maggior parte dei casi le reazioni avverse ai cosmetici sono costituite da dermatiti da contatto, in casi più rari di orticarie, anafilassi e fotosensibilizzazioni.

 Le dermatiti da contatto

Le dermatiti da contatto, a volte chiamate anche eczemi da contatto, si dividono in due sottogruppi: le dermatiti irritative da contatto (DIC) e le dermatiti allergiche da contatto (DAC). Dagli studi statistici si evince che l’80% delle dermatiti da contatto è di tipo irritativo mentre il restante 20% è di natura allergica.

Nelle dermatiti da contatto la cute diventa pruriginosa, eritematosa e con piccole vescicole che spesso desquamano (eczemi). Quando la dermatite persiste per molto tempo tende a cronicizzare e si osserva una riduzione dell’eritema e la cute appare secca, lichenificata e con piccole ragadi. 

Sebbene le lesioni cutanee possano essere identiche, rendendo difficile distinguere le dermatiti fra loro, i meccanismi alla base delle dermatiti da contatto irritative (DIC) sono molto diversi da quelle delle forme allergiche (DAC). Le prime, infatti, sono espressione dell’azione tossica diretta (irritazione) delle sostanze che vengono a contatto con la pelle. Esse possono manifestarsi anche al primo contatto dell’agente irritante con la cute.

 Le dermatiti allergiche da contatto, invece, prevedono una più o meno prolungata esposizione ad una sostanza sensibilizzante. Quest’ultima, ad una successiva esposizione, viene riconosciuta in maniera “specifica” dal nostro sistema immunitario che, nel tentativo di difenderci, attiva una serie di meccanismi infiammatori responsabili della dermatite. Le sostanze chimiche finora descritte come in grado di provocare una reazione cutanea allergica sono più di 3.000.

 Sostanze contenute nei cosmetici coinvolte nella dermatite allergica da contatto

 Le sostanze più spesso coinvolte nelle allergie da cosmetici sono le essenze profumate, i conservanti, la parafenilendiamina (PPD) impiegata nelle tinture permanenti dei capelli, gli alcoli della lanolina, il gliceril-tioglicolato ed il nickel presente come contaminante dei processi di lavorazione dei cosmetici.

 Le essenze profumate

 Nei cosmetici e nei prodotti per la pelle sono impiegate più di 5000 diverse essenze profumate. I test specifici (patch-test) riescono ad individuare dal 70 all’80% delle allergie alle essenze profumate. Oggi, si sta imponendo sempre di più il Lyral come fragranza allergizzante.

 Per indicare che ad un prodotto non sono state aggiunte fragranze esso deve riportare la dicitura “senza profumazione” o “fragrance-free” o “without perfume”.

 I conservanti

 Ai cosmetici che contengono acqua devono essere addizionati conservanti per evitare lo sviluppo di batteri e di muffe. Alcuni esempi di conservanti per cosmetici sono i seguenti:

 • I parabeni: sono i conservanti più usati nei cosmetici;

 • La formaldeide: è un importante agente sensibilizzante ed è rilasciato da alcuni insetticidi e pesticidi; si trova soprattutto negli shampoo.

 • Kathon CG™: antimicrobico idrosolubile ad ampio spettro d’azione. Viene utilizzato da più di 25 anni ed attualmente viene sempre meno impiegato dalla maggioranza delle principali case produttrici di dermo-cosmetici per evitare ulteriori fenomeni di sensibilizzazione.

 • Quaternium-15 (Dowcill 200) è un conservante che rilascia formaldeide presente in molti cosmetici come il make-up per gli occhi, fondotinta, shampoo, lozioni idratanti, protettori solari, polveri aspersorie per il corpo e detergenti cutanei.

 • Euxyl: agente antinfettivo ad ampio spettro di azione costituito da Diazolidinyl Urea, Sodio Benzoato e Potassio Sorbato.

 Parafenilendiamina

 La parafenilendiamina (PFD) è il colorante più importante usato per le colorazioni permanenti (ossidazione) dei capelli ed è il terzo ingrediente più comune dopo le essenze profumate ed i conservanti in grado di causare dermatiti da contatto nell’ambito dei cosmetici. Le colorazioni permanenti dei capelli sono quelle più sensibilizzanti tra tutti i tipi di colorazione. Nella maggior parte dei casi la reazione al colorante è rappresentata soltanto da prurito ed arrossamento del cuoio capelluto. Nei casi più gravi la colorazione può scatenare un importante eczema e dolore. La distribuzione della cute colpita dalla reazione può variare e può non corrispondere esattamente all’area in cui il colorante è stato applicato. Nei casi ancora più gravi si può avere edema della zona periorbitaria, desquamazione della pelle a livello delle orecchie, del volto e del collo fino ad estendersi a tutto il corpo. 

La sensibilizzazione ai colorante per capelli può svilupparsi gradualmente con la ripetuta esposizione. In alcuni paesi europei, la PFD è stata bandita in quanto è considerata troppo a rischio di sensibilizzazione. La regolamentazione della Comunità Europea, comunque, consente, una concentrazione della PFD non superiore al 6%.

 Nei parrucchieri la regione più colpita è la mano ma, possono essere colpite anche altre zone esposte, come le braccia ed il volto.

 Un danno del cuoio capelluto anche da altre cause può rendere la cute di questa zona più sensibile del normale al colorante ed alle altre sostanze chimiche.

 Esistono, inoltre, delle sostanze che hanno una struttura chimica simile alla PFD e dovrebbero essere utilizzate con cautela dalle persone sensibili a tale sostanza. Esse sono:

 • La benzocaina (presente in alcune preparazioni anti-emorroidarie) e la procaina: anestetici locali.

 • Coloranti Azotati: impiegati per colorazioni temporanee e semi-permanenti dei capelli e per gli inchiostri.

 • Colorazioni dei tessuti – soprattutto abiti scuri ed abiti di fibre sintetiche come il poliestere ed il nylon.

 • Acido Para-aminobenzoico (PABA) – presente in alcuni protettori solari.

 Alcoli della lanolina

 Rappresentano il quarto agente per frequenza di sensibilizzazione tra i prodotti cosmetici. L’incidenza di nuove sensibilizzazioni a tali sostanze sembra in riduzione a causa del sempre minore uso che se ne fa poiché il potere allergizzante è conosciuto da molto tempo. E’ un materiale naturale ottenuto dal sebo della pecora recuperato dalla lana non lavorata. Vengono utilizzati nei cosmetici in quanto hanno proprietà emollienti, idranti ed emulsionanti. I cosmetici contenenti lanolina includono:

 • Idranti, creme per le mani, creme protettive.

 • Schermi solari.

 • Lucidalabbra.

 • Struccanti, Make-up per gli occhi.

 • Fondotinta

 • Oli per bambini e lozioni per pannolini.

 • Spray per capelli

 Gliceril-tioglicolato

 Un altro possibile agente sensibilizzante è il gliceril-tioglicolato, usato nelle soluzioni per permanenti. Il gliceril-tioglicolato può causare gravi dermatiti ai parrucchieri sensibilizzati. È stato stimato che circa il 31% dei casi di dermatite nei parrucchieri è causato dal gliceril tioglicolato, ed in Germania, da quando l’uso di tale prodotto è stato vietato, si è registrata una ridotta  frequenza dei casi di sensibilizzazione.

 Il Nickel

 Il nickel merita una menzione a parte in quanto è l’agente allergizzante più studiato fra i metalli e provoca sensibilizzazione con una frequenza elevata in correlazione anche con la sua ubiquitarietà; esso, infatti, è presente non solo in oggetti metallici ma, anche in molti alimenti soprattutto di origine vegetale e, come inquinante derivante dalla lavorazione, anche nei cosmetici. La prevalenza della sensibilizzazione verso il nickel si aggira in Italia attorno al 20%; negli ultimi anni si è mostrata in continuo aumento e presenta ancora una predominanza nel sesso femminile con una età media di sensibilizzazione che sta diventando sempre più bassa (10-20 anni). Si spera che il recepimento anche da parte della nostra nazione di una recente direttiva CEE in merito alla limitazione del quantitativo di nickel nei cosmetici possa contribuire ad una riduzione delle dermatiti allergiche da tale metallo.

 Cosmetici con ingredienti derivanti dalle erbe

 Virtualmente tutti gli agenti terapeutici di erboristeria sono stati descritti come potenziali responsabili di sensibilizzazione allergica o di fotosensibilizzazione. La reale prevalenza delle allergie da contatto derivanti da estratti di origine botanica nei pazienti con dermatiti da cosmetici non è conosciuta dato che la maggior parte delle persone che hanno una dermatite non si rivolgono al medico a meno che il problema non sia persistente.

 I prodotti di erboristeria che più comunemente provocano dermatite da contatto contengono al loro interno piante o estratti di piante della famiglia delle Composite come carciofo, camomilla (presente in molti shampoo ed altri trattamenti per i capelli), crisantemo, tarassacco, calendola, ambrosia, cardo, etc.

 Alcune piante della famiglia delle Composite sono regolarmente presenti nei “prodotti naturali per la cura della pelle”, soprattutto shampoo e soluzioni per aromaterapia. In alcuni casi le reazioni alle Composite si aggravano con l’esposizione alla luce solare

 L’olio dell’albero del tè (Melaleuca alternifolia) viene sempre più spesso impiegata in diversi cosmetici (saponi, deodoranti, dentifrici, colluttori e dopobarba) con un aumento di dermatiti da contatto provocate da tale olio. Alcuni oli dell’albero del tè, inoltre, contengono eucalitolo che è, probabilmente, il più importante agente sensibilizzante di derivazione botanica.

 La Propoli

 La propoli è un prodotto che le api ottengono attraverso la elaborazione delle resine balsamiche che ricoprono le gemme e le cortecce degli alberi. Ci sono segnalazioni in letteratura che descrivono alcuni casi di dermatite da contatto in pazienti che hanno utilizzato alcuni cosmetici contenenti propoli in particolare stick per le labbra, saponi e tinture alcoliche.

 La diagnosi delle dermatiti da contatto da cosmetici – Il patch-test.

 Lo specialista Allergologo o Dermatologo può sospettare una dermatite da contatto in base alle caratteristiche delle lesioni cutanee ed alla storia di esposizione a sostanze irritanti o allergizzanti. Per dimostrare la sensibilizzazione allergica da parte di una sostanza sospettata in base alla storia del paziente si ricorre al patch-test. Tale test viene effettuato apponendo sulla cute del paziente (generalmente sulla schiena) dei cerotti (patch) contenenti gli allergeni sospettati. Tali cerotti verranno rimossi dopo due-tre giorni dall’applicazione. La lettura del test deve essere effettuata da medici con provata esperienza nell’interpretazione dei risultati. E’ bene sapere che il paziente non deve sottoporsi al test durante la fase acuta della dermatite, non deve aver applicato o assunto cortisonici o immunosoppressori nelle due settimane precedenti il test ed è preferibile non si sia esposto a radiazioni UV (solari o artificiali) nel mese precedente il test, perché “spengono” il sistema immunitario della pelle e possono rendere il risultato falsamente negativo.

 Come prevenire l’allergia da contatto ai cosmetici

 Ci sono alcune raccomandazioni che possono aiutare a prevenire l’insorgenza di allergia ai cosmetici:

          Prima di usare ogni prodotto cosmetico, leggere attentamente l’etichetta dei componenti. La Comunità Europea ha emesso una direttiva in merito alle sostanze sensibilizzanti che obbliga i produttori di cosmetici a dichiarare la presenza di tali sostanza quando esse sono presenti in quantità superiore allo 0.1% del prodotto cosmetico. Tale indicazione è la seguente: “Contiene ‘nome della sostanza sensibilizzante’. Può produrre una reazione allergica”. E buona norma, quindi, scartare i prodotti contenenti ingredienti cui già si sa di essere allergici e cercare prodotti alternativi che non li contengano. L’obbligo di dichiarazione della presenza di sostanze sensibilizzanti quando esse sono contenute in quantità superiore allo 0.1% del prodotto non è, però, sempre sufficiente a prevenire reazioni avverse. Alcune sostanze, infatti, possono provocare sensibilizzazione, e quindi sintomi, anche a concentrazioni più basse. Ci si auspica, pertanto, un irrigidimento della legislazione in tal senso nei prossimi anni.

          Attenzione a termini presenti sull’etichetta usati dai produttori che possono attirare gli allergici, ma non sono riconosciute dalla legislazione e possono rappresentare delle trappole per le persone potenzialmente allergiche. Il termine ipoallergenico è una affermazione arbitraria del produttore ma non è sostenuta da alcuna prova scientifica e/o statistica inconfutabile. Anche l’espressione senza profumi o non profumato indica semplicemente che il prodotto non ha un odore percettibile. La scritta naturale implica che gli ingredienti sono estratti direttamente da piante o animali invece che essere sintetizzati in laboratorio. Si ribadisce il concetto che la maggior parte delle proteine allergizzanti ad oggi conosciute è di origine “naturale”.

          Effettuare un “mini patch-test” per scoprire se un nuovo prodotto cosmetico possa dare problemi sulla nostra cute. Ciò può essere fatto apponendo una piccola quantità del nuovo prodotto nella zona dei pelle vicino ai polsi e lasciandola lì per un paio di giorni. La comparsa di rossore sconsiglia l’utilizzo del prodotto testato.

          Quando si acquista un cosmetico, preferire quelli che contengono formulazioni semplici.

          Vaporizzare i profumi sui vestiti piuttosto che sulla cute.

 Il trattamento delle dermatiti da contatto da cosmetici

 La prevenzione è sicuramente da preferire al trattamento in quanto l’allergia ai cosmetici è trattabile ma non curabile. Ogni trattamento risulta inefficace se l’agente responsabile non viene identificato ed allontanato. L’impiego di creme a base di cortisonici può ridurre l’infiammazione ma è necessaria una perfetta aderenza alle prescrizioni mediche per evitare gli effetti collaterali di questi farmaci. Nei casi in cui le lesioni siano particolarmente estese o pruriginose si può ricorrere all’assunzione di antistaminici. Il ricorso agli antibiotici va riservato alle forme in cui si sono formate vescicole che dopo la rottura si sono infettate.

Orticaria da contatto, Shock Anafilattico e Fotosensibilizzazione

 Più rari sono la comparsa di orticaria da contatto, lo shock anafilattico e la fotosensibilizzazione dopo l’utilizzo dei cosmetici.

 L’orticaria si manifesta entro qualche minuto dal contatto della cute con un agente allergizzante. Il paziente sviluppa arrossamento (pomfi ed eritema),  sensazione di bruciore locale e prurito. L’orticaria da contatto può essere provocata da diversi ingredienti utilizzati nella fabbricazione dei cosmetici incluse le essenza profumate ed i conservanti.

 Una menzione particolare meritano l’ammonio persolfato e l’hennè.

 L’ammonio persolfato è un decolorante per i capelli usato comunemente dai parrucchieri in grado di dare sia reazioni allergiche che irritative.

 L’henné, invece, è diventato sempre più popolare come tinta naturale dei capelli a causa della sempre più diffusa moda del “ritorno alla natura” nei paesi Occidentali. L‘henné è estratto da un arbusto Lawsonia inermis diffusa nel Medio-Oriente ed in Nord Africa.

 L’esposizione professionale dei parrucchieri a queste due ultime sostanze per via respiratoria si è resa responsabile di alcune reazioni anafilattiche.

 Con il termine fotosensibilizzazione si intende una malattia della pelle causata dall’interazione dei raggi ultravioletti (derivanti soprattutto dalla luce solare) e un agente chimico estraneo come ad esempio un cosmetico applicato sulla pelle. La fotosensibilizzazione può dar luogo ad una fotodermatite,chiamata a volte anche dermatite foto-allergica,  o ad una dermatite fotoirritativa da contatto. Se la fotodermatite è secondaria all’assunzione o al contatto con piante e derivati si parla di fitofotodermatite. I due requisiti per l’innesco di una fitofotodermatite  sono il contatto con la pianta allergizzante che può essere contenuta nei cosmetici e l’esposizione ai raggi ultravioletti di solito derivanti dalla luce solare ma anche dai trattamenti abbronzanti con lampade ad ultravioletti. Tale dermatite, perciò, ha un andamento stagionale.

 Le fitofotodermatiti producono di solito arrossamento e vescicole della cute già alla prima esposizione seguita da iperpigmentazione (inscurimento) persistente della pelle. L’iperpigmentazione può durare anche per mesi. L’eruzione cutanea è prodotta da una reazione del fototossica; ciò significa che la reazione rende la pelle suscettibile ai danni provocati dai raggi UV. Il sintomo più frequente è il dolore urente nella zona colpita.

 

 

 

 

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