ABORTIVITA’ SPONTANEA RICORRENTE
A cura del Dott. Andrea Ciavattini (Ricercatore Universitario, Clinica Ostetrica e Ginecologica), del Dott. Andrea Doga (Cultore della Materia, Clinica Ostetrica e Ginecologica).
Università degli Studi di Ancona, c/o Azienda Ospedaliera “G.
Salesi”, via F. Corridoni 11
| NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori. La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 18.09.2006 . |
L’aborto spontaneo è la più comune complicanza della gravidanza ed é
causa di impegno non solo di ordine strettamente medico. Implica un
coinvolgimento della donna e della coppia con risvolti di ordine psicologico; un
aborto sporadico e recidivante é un’esperienza emotivamente sconvolgente per
le coppie che desiderano un bambino: sono frequenti sentimenti di sconforto,
impotenza con sensi di colpa con conseguenze anche sul rapporto di coppia.
Per aborto
spontaneo si intende la perdita di una gravidanza clinicamente riconosciuta
entro il 180° giorno di amenorrea e si calcola che questo evento si verifichi
nel 10-40% delle gravidanze. Tale stima presenta un’ampia variabilità perché
diversi sono i tempi e le tecniche
impiegati nel riconoscere precocemente una gravidanza. Infatti solo il 30% dei
concepimenti raggiunge la vitalità, con un’interruzione presunta del 50%
prima della mancata mestruazione (1).
Un aborto può
presentarsi come minaccia d’aborto
quando è presente un sanguinamento proveniente dalla cavità uterina;
l’aborto può essere inevitabile, completo
o incompleto, a seconda della totale o parziale espulsione del tessuto
embrionale dalla cavità uterina. Per aborto silente o interno si
intende l’assenza di attività cardiaca non compatibile con l’epoca
gestazionale o la successiva cessazione. Si definisce blighted
ovum o gravidanza aembrionale la
gravidanza non seguita da uno sviluppo embrionario.
L’elevata
incidenza dell’abortività spontanea sembrerebbe dovuta ad una difficoltà di
sviluppo dell’embrione nella sua fase più delicata per un’anomalia
intrinseca all’embrione stesso. Infatti la maggior parte di tali perdite
sembra dovuto a cause cromosomiche o genetiche dell’embrione. Concepimenti con
una alterazione cromosomica sono presenti nel 60% degli aborti avvenuti prima
della 8° settimana di gestazione (2).
Un aborto è
definito ricorrente in presenza di 3 o
più eventi clinicamente accertati,
con o senza una precedente gravidanza con parto vitale. Si calcola che si
manifesti nello 0,3% di tutte le gravidanze (3, 4, 5, 6) anche se il dato è
fortemente sottostimato (7).
Tutti
concordano sulla opportunità d'intraprendere un iter diagnostico in presenza di
abortività ricorrente, al fine di riuscire ad individuare le possibili
molteplici cause che essa sottende. Questa esigenza nasce anche dalla conoscenza
dell'elevato rischio di ulteriori aborti a cui sembra predisporre una precedente
gravidanza interrottasi spontaneamente; come indicano numerosi dati, sulla base
d'indagini epidemiologiche, il rischio
di abortività in una successiva
gravidanza è di:
-
24% dopo un aborto
-
30% dopo due aborti
-
35% dopo tre aborti
-
40% dopo quattro aborti spontanei consecutivi (8).
Pertanto
alcuni ritengono più adeguato intraprendere l'iter diagnostico già dopo 2
aborti spontanei consecutivi (aborto ripetuto);
lo stesso American College of Obstetrics and Gynecologists (ACOG) raccomanda
attualmente di avviare la ricerca delle cause dopo una seconda perdita,
specialmente in caso di :
-
donne con età >35 anni (9)
-
coppie con difficoltà al concepimento
-
coppie ansiose di iniziare la ricerca della causa
-
documentata attività cardiaca fetale prima di una successiva
interruzione di gravidanza (10, 11, 12, 13).
Diversi
fattori sono stati presi in considerazione come possibili cause di aborto
ricorrente:
·
anomalie genetiche e cromosomiche
incidenza :
3-6%
Attualmente
si ritiene che le anomalie cromosomiche proprie del prodotto del concepimento
rendano conto di più del 50% di tutti gli aborti isolati. Tale dato non ha
nessuna correlazione con il cariotipo (mappa cromosomica) dei genitori.
Diverso è il
caso dell’aborto ricorrente; in questa condizione un’anomalia cromosomica di
cui uno dei partner è portatore
(solitamente una traslocazione bilanciata), è la sola causa indiscussa di
abortività ricorrente. Tutte le altre cause sono potenziali perché in
associazione con l'evento aborto ricorrente, il che non significa
necessariamente causa (14).
diagnosi:
la sola anamnesi familiare non è sufficiente ad escludere la presenza di
un'eventuale anomalia cromosomica; è necessario procedere ad uno studio più
approfondito dei partner mediante analisi del cariotipo su sangue periferico
nelle coppie che hanno una storia di abortività ricorrente. In futuro tecniche
più avanzate di genetica molecolare consentiranno una migliore conoscenza delle
numerose potenziali aberrazioni parentali che concorrono nel determinismo di
aborti recidivanti (15).
·
alterazioni anatomiche
incidenza:
10-15%
Le anomalie possono essere:
·
congenite con difetti di
fusione dei due dotti che danno origine all’utero (utero unicorne, utero
bicorne, utero didelfo, utero setto, ...), anomalie vascolari (anomalia
dell’arteria uterina), esposizione a dietilstilbestrolo nella vita
intrauterina
·
acquisite: sinechie uterine
(per precedenti curettage o endometriti), leiomiomi, endometriosi-adenomiosi e
incompetenza cervicale da trauma o da pregresso intervento alla cervice uterina.
diagnosi:
principalmente strumentale con isterosalpingografia, isteroscopia e
laparoscopia
·
disturbi ormonali
incidenza:
10-20%
Le anomalie più frequentemente
riscontrate sono: il diabete mellito,
l'insufficienza della fase luteale
e disfunzioni tiroidee (16, 17, 18).
·
processi
infettivi
incidenza:
5%
Comprendono infezioni da batteri,
virus, parassiti. Riguardo alle infezioni batteriche da Mycoplasma
hominis, Ureaplasma urealyticum e Chlamydia
trachomatis ci sono dati molto contrastanti, che non permettono di evincere
un nesso causale né di escluderlo. La causa fisiopatologica in grado di
spiegare l'evento aborto in questi casi sarebbe l'endometrite (19). Le infezioni
virali da Citomegalovirus , Rubeovirus,
Herpes-virus, Coxsackie e Parvovirus
B19 sono associate all’aborto spontaneo sporadico, ma non vi sono evidenze
che si accompagnino all’aborto ricorrente (20).
·
problemi immunologici
incidenza:
30-40%
In ben il 60% dei casi l’aborto
rimanga inspiegato; il fattore immunitario sembra esserne responsabile in una
buona percentuale dei casi: alcuni riportano una prevalenza dell'80%, altri la
ritengono sovrastimata ritenendo più corretta una stima intorno al 30-40% dei
casi.
Aborto
autoimmune
E’ noto che le donne con una patologia
autoimmune conclamata (es: lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoide,
sindrome di Sjögren, sclerodermia, dermatomiosite) hanno un elevato numero di
aborti. La presenza di anticorpi
antifosfolipidi è la sola causa immunologica umorale scientificamente
documentata di abortività ricorrente, associandosi ad un rischio dell’80% di
perdita fetale; il meccanismo responsabile dell’esito infausto della
gravidanza in donne con anticorpi antifosfolipidi è la trombosi dei vasi
placentari col conseguente arresto dell’irrorazione del versante fetale.
L’aborto potrebbe essere l’unica spia di un disordine immunologico
che non si manifesta con una patologia immunitaria conclamata; la
presenza di autoanticorpi potrebbe essere il segno laboratoristico di tale
disturbo. Tali disordini andrebbero indagati in caso di abortività ricorrente
e, in caso di positività, la gestione della gravidanza dovrebbe avere un
approccio multidisciplinare.
Aborto
alloimmune
I tessuti embrio-fetali e la placenta
contengono antigeni di origine paterna, potenzialmente in grado di indurre una
reazione immunitaria materna. La tolleranza materna al “trapianto fetale” è
uno dei problemi più antichi della gravidanza. Molte sono le ipotesi ma ancora
nessun fenomeno è stato provato essere il meccanismo in grado di proteggere
l’unità feto-placentare. Qualora i meccanismi immunologici di protezione
della gravidanza non si instaurino si parla di aborto
alloimmune.
Nella
esecuzione dell’iter diagnostico è bene ricordarsi della possibile
multifattorialità causale dell’aborto ricorrente (necessità di completare il
pannello di accertamenti proposti)
DIAGNOSTICA
Accertamenti clinico-strumentali
nella valutazione della coppia con storia di aborto ricorrente:
1. anamnesi
della coppia (età, storia clinica, stato sociale, eventuali terapie in
atto, fumo, consumo di alcolici)
2. esame
obiettivo ginecologico (visita bimanuale)
3. accertamenti
strumentali
–
Cariotipo sul sangue periferico dei genitori
–
Ecografia transvaginale
–
Isterosalpingografia, ISC (eventuale LSC)
–
Test di funzionalità tiroidea (TSH, FT3, FT4)
–
Glicemia
–
SIC (sierologia immunitaria completa) con anticorpi
antifosfolipidi (anti-cardiolipina, -fosfatidilcolina)
–
Anticoagulante lupico (aPTT o veleno di vipera Russell)
–
Conta delle piastrine
–
Colture cervico-vaginali per Mycoplasma, Ureaplasma, Chlamydia
TERAPIA
La terapia
dell’aborto spontaneo ricorrente riguarda ogni singola anomalia eventualmente
individuata e pertanto si rimanda la trattazione al caso particolare.
Vogliamo
menzionare il progesterone, a lungo
impiegato in modo empirico e senza una dimostrata efficacia; esso sembrerebbe
avere un ruolo nel trattamento del deficit lieve della fase luteale (cioé
incapacità del corpo luteo a produrre progesterone); dimostrate sono anche le sue funzioni di miorilassante e di
immunomodulazione (inibizione fagocitosi macrofagica, proliferazione dei
linfociti, attività natural killer) (21).
Riguardo
all’aborto su base immunologica storicamente l’utilizzo di Immunoglobuline endovena
(Ig ev) nel trattamento della sindrome antifosfolipidica era legato alla terapia
di altre condizioni autoimmuni. Il razionale per l’impiego di Ig ev
nell’aborto ricorrente non è chiaro, comunque le Ig esercitano un effetto
immunoregolatore mediante:
- legame di antiidiotipi ad idiotipi sul T cell receptor
- blocco dei recettori FC sulle APC (antigen presenting cells)
- inattivazione delle componenti del complemento
- aumentata funzione dei linfociti T suppressor
- controllo di un’eccessiva funzione dei linfociti B (22).
L’utilizzo
di Ig ev pertanto trova impiego non solo nel trattamento della sindrome
antifosfolipidica, ma anche dell’aborto ricorrente inspiegato.
Il dovere
etico di ogni medico è di assicurarsi che le indagini e le procedure usate
valgano il disagio, il costo ed i rischi a cui la coppia si deve sottoporre per
affrontarle. Quindi la comprensione dei potenziali meccanismi coinvolti nella
patogenesi dell'aborto spontaneo/ricorrente rappresenta il punto di partenza per
una corretta valutazione del problema, razionalmente orientata verso un
approccio diagnostico e terapeutico adeguato che tenga conto anche del rapporto
costo/beneficio, sia per le pazienti sia per le strutture sanitarie.
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