LE
18 DOMANDE PIU’ FREQUENTI SUL TUMORE AL SENO
Risposte a cura della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, 00161 Roma via A. Torlonia 15, tel.064425971 fax 0644259732.
| NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori. La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 28.11.2006 . |
1.
Che
cos’è il tumore alla mammella?
È
una patologia oncologica dovuta alla moltiplicazione incontrollata di un gruppo
di cellule della ghiandola mammaria che si trasformano in cellule maligne con
capacità di invadere il tessuto circostante e, nel tempo, anche altri organi
del corpo.
2.
I
tumori al seno sono tutti dello stesso tipo?
No,
esistono due principali tipi di carcinoma della mammella:
- invasivo,
capace di infiltrare i tessuti circostanti, di andare in circolo e di dare
origine a metastasi;
-
in situ,
caratteristica patologica non ancora a rischio, non ancora capace di sviluppare
metastasi.
3.
Quali
sono i maggiori fattori di rischio per il tumore alla mammella?
I
principali fattori di rischio per il carcinoma della mammella sono:
•
Età: con l’aumentare dell’età
aumenta il rischio. Circa l’70% dei casi di cancro al seno si verifica nelle
donne sopra i 50 anni.
•
Ormoni: fino ad oggi numerosi studi
hanno dimostrato una correlazione tra l’insorgenza del tumore al seno e gli
ormoni presenti femminili. I casi
di malattia aumentano con l’età anche per effetto della prolungata
esposizione agli ormoni prodotti dall’ovaio prima della menopausa. Le donne
con vita fertile più lunga sono più a rischio ( prima mestruazione precoce,
sia in quello di menopausa tardiva).
•
Familiarità: vi è un aumento del
rischio quando in famiglia vi siano stati casi di tumore al seno in parenti
prossimi (madre, sorella, nonna, zia) sia da parte materna sia paterna.
•
Predisposizione genetica: in presenza
di una familiarità di casi di tumore dell'ovaio e del seno si può sospettare
la presenza di una predisposizione genetica.
•
Nulliparità: il numero delle
gravidanze può influire sul tumore al seno, infatti, maggiore è il numero di
gravidanze, minore è il rischio. Anche l'età della prima gravidanza è
influente: una gravidanza prima dei 30/35 anni sembra proteggere la donna dal
rischio di sviluppare un tumore alla mammella.
•
Precedente carcinoma della mammella:
aumenta le probabilità di recidive allo stesso o all'altro seno.
•
Obesità: la tendenza ad ingrassare,
specialmente dopo la menopausa, può costituire fattore di rischio.
•
Dieta: un eccesso di calorie può
aumentare il rischio.
4.
Quali
sono i segni per sospettare un tumore alla mammella?
Nella
larga maggioranza dei casi il tumore al seno si presenta alla donna e al medico
come un nodulo duro alla palpazione. La maggior parte dei tumori al seno non
provoca dolore.. Ogni nodulo che compare dopo i 30 anni deve essere considerato
dubbio. Sempre più spesso è il radiologo, con una mammografia o l’ecografia
eseguita per riscontrare un tumore non palpabile. I tumori iniziali guariscono
in oltre il 90% dei casi.
5.
Oltre al nodulo mammario esistono altri segni per sospettare un tumore al
seno?
Si,
alcuni altri segni (rari) devono essere considerati:
•
retrazione della pelle
•
arrossamenti localizzati o diffusi
•
retrazione o cambiamento del capezzolo
•
secrezione ematica o sierosa abbondante dal capezzolo
•
aumento delle dimensioni di un linfonodo all’ascella
6.
Quali
sono i principali esami per scoprire il tumore al seno?
E’
importante scoprire un tumore della mammella il più precocemente possibile,
perché con un’adeguata ed opportuna
anticipazione diagnostica, le possibilità di vincere il tumore al seno sono
pari ad oltre il 90%.
Gli
esami per la diagnosi di un tumore mammario sono:
AUTOPALPAZIONE,
l’autoesame del seno che permette alla donna di conoscere la struttura della
propria mammella e quindi di individuare tempestivamente gli eventuali noduli
duri o di consistenza diversa dal tessuto circostante, e/o anomalie rispetto al
mese o ai mesi precedenti. Andrebbe effettuata periodicamente, possibilmente una
volta al mese.
VISITA
SENOLOGICA,
l’esame del seno eseguito da un medico, possibilmente esperto, che potrà così
riscontrare un nodulo sospetto. Andrebbe effettuata una volta l’anno a partire
dai 25/30 anni di età.
ECOGRAFIA,
l’esame usato, su indicazione del medico, in caso di comparsa di noduli. È
consigliabile comunque nelle mammelle compatte tipiche delle donne giovani o
delle donne che non abbiano allattato.
MAMMOGRAFIA,
il metodo attualmente più efficace per la diagnosi precoce: è consigliabile
eseguirlo una volta l’anno per tutte le donne dai 40 anni in poi.
7.
La mammografia è dolorosa?
La
compressione della mammella durante l’esecuzione della mammografia può
risultare a volte fastidiosa o leggermente dolorosa. Dura poco tempo ed è
comunque indispensabile per ottenere un buon risultato.
8.
La mammografia presenta margini di errore?
La
mammografia presenta ancora un limitato margine di errore diagnostico, ma
rimane, comunque, l’esame salvavita per la maggior parte delle donne che si
ammalano, perché permette di poter intervenire quando il tumore è ancora di
piccole dimensioni e ben localizzato. Per avere una maggiore sicurezza
sull’accuratezza dell’esame e sui risultati è importante affidarsi a
radiologi esperti e scegliere ospedali e centri in cui si eseguano migliaia di
mammografie ogni anno.
9.
L’esposizione ai raggi della mammografia può essere dannosa?
L’esposizione
ai raggi X, durante l’effettuazione di una mammografia, è del tutto
trascurabile.
10.
E in caso di sospetto, quali accertamenti più approfonditi si possono
effettuare?
Nel
caso di ritrovamento di lesioni sospette in seguito ad esame mammografico, è
consigliabile l'esecuzione di un ago aspirato e/o di una biopsia per la conferma
cito-istologica, quindi l'eventuale exeresi (asportazione) della lesione. La
decisione di effettuare una quadrantectomia o una mastectomia è presa sulla
base di vari parametri bioistologici, estensione del tumore, dell’eventuale
interessamento linfonodale.
11.
Se si sente un nodulo al seno, scoperto tramite l'autopalpazione, cosa
bisogna fare?
La
prima cosa da fare è riportarsi al proprio medico di fiducia. Questi valuterà
se è il caso di sottoporla ad approfondimenti diagnostici (mammografia,
ecografia, agoaspirato, biopsia). Se la visita e la mammografia non evidenziano
nulla di particolare, è probabile che il medico proponga di aspettare qualche
mese, per ripetere gli esami clinico-diagnostico-strumentali.
12.
Quali
sono le terapie più efficaci nel tumore della mammella?
Nel
tumore della mammella, le possibilità terapeutiche sono rappresentate
prevalentemente dalla chirurgia,
seguita dalla chemioterapia e dalla radioterapia.
13.
In cosa consiste la chirurgia in caso di tumore al seno?
La
chirurgia è l’arma più efficace in caso di tumore al seno a cui si ricorre,
indipendentemente dallo stadio, per rimuovere il tessuto malato. Le tecniche di
intervento sono due: conservativa e demolitiva. La chirurgia conservativa (quadrantectomia)
è possibile solo quando il tumore è di dimensioni ridotte e consiste
nell’asportare unicamente la parte di ghiandola in cui si trova la lesione,
salvando il seno. La chirurgia demolitiva (mastectomia) è necessaria quando il
tumore è piuttosto esteso e prevede l’asportazione totale della mammella.
Entrambe queste tecniche chirurgiche possono richiedere l’asportazione dei
infonodi ascellari. Per sapere se questi sono coinvolti dal tumore si usa la
tecnica del “linfonodo sentinella”: si identifica il primo linfonodo più
vicino al tumore e, se questo risulta sano, non si toccano gli altri.
Altrimenti, si procede allo all’asportazione di tutti i linfonodi
dell’ascella.
14.
In
cosa consiste la chemioterapia?
Consiste
nella somministrazione di farmaci che tentano di distruggere, con un’attività
tossica selettiva, le cellule tumorali. Sono tanto più efficaci quanto più
elevata è la proliferazione cellulare e, per questo, possono purtroppo
danneggiare anche i tessuti normali attivamente proliferanti (midollo osseo,
bulbo capillifero, ecc.).
15.
Quando
si ricorre alla radioterapia?
La
radioterapia è indicata dopo la chirurgia conservativa, quando c’è il
pericolo che nel tessuto mammario residuo alcune cellule tumorali non ancora
visibili possano dar vita ad una recidiva. Il trattamento non è doloroso, non
ha effetti collaterali e con le moderne apparecchiature, dura pochi minuti e va
ripetuto per 5 giorni la settimana, fino a sei settimane di seguito.
16.
Cosa sono le terapie sistemiche?
Le
terapie sistemiche sono terapie che hanno lo scopo di colpire la malattia
ovunque si trovi nell’organismo, per la presenza di metastasi manifeste oppure
occulte.
17.
A
quali controlli ci si deve sottoporre dopo un intervento chirurgico per
l’asportazione del tumore alla mammella e la fine della chemioterapia?
Il
follow up del carcinoma alla mammella prevede essenzialmente: una
visita clinica annuale. Altri controlli, a discrezione del medico ed in
funzione del quadro sintomatologivo e clinico generale, sono:
·
scintigrafia ossea;
·
radiografia del torace;
·ecografia
epatica;
·
tac total body;
·
risonanza magnetica;
·
tomografia ad emissione di positroni
·
rilevazione dei marcatori tumorali.
18.
È
possibile che un tumore alla mammella si ripresenti all'utero?
La probabilità che un
tumore mammario dia metastasi all'utero è estremamente bassa. È più probabile
che le lesioni metastatiche si osservino al fegato, a livello polmonare, osseo e
celebrale. Non è comunque possibile escludere che un tumore primitivo
dell'utero faccia seguito, in modo indipendente ad un tumore mammario. Bisogna
comunque tenere presente una possibilità: in una certa percentuale di pazienti
operate per tumore della mammella, dopo la chemioterapia è indicato continuare
una terapia ormonale a base di anti-estrogeni, in caso di positività
recettoriale. In questo caso un possibile effetto collaterale (collegato alla
terapia e non al tumore mammario) è a volte costituito da un ispessimento della
parete dell'utero (raramente accompagnato dalla comparsa di veri e propri
fibromi uterini), che possono anche richiedere accertamenti bioptici.