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Premessa dell'Autore. Come vedrete in questo articolo parleremo della TIROIDITE DI HASHIMOTO, una di quelle malattie che per la grande diffusione ed il frequente andamento scarsamente sintomatico sono "da cercare" particolarmente nella donna. Non è infrequente infatti purtroppo che la diagnosi venga posta dopo molto tempo dall'esordio della patologia. Parleremo della Tiroidite di Hashimoto, una delle più frequenti cause di ipotiroidismo.
Per comprendere la rilevanza di questo argomento pensate che la Tiroidite di Hashimoto (chiamata anche tiroidite linfocitaria o Tiroidite Autoimmune Cronica) è l'infiammazione della tiroide più diffusa al mondo. Tende ad avere una distribuzione familiare ed è circa 6 volte più frequente nella donna rispetto all'uomo; la sua incidenza aumenta con l'età.
E' una malattia di tipo "autoimmune" cioè determinata da una auto-aggressione del proprio sistema immunitario: la produzione di anticorpi e cellule killer verso il tessuto tiorideo ne determina la progressiva distruzione e l'evoluzione frequente verso l' IPOTIROIDISMO cioè una riduzione dell'attività funzionale della ghiandola.
Per molto tempo il trattamento della POLICISTOSI OVARICA si è basato sulla scelta di contraccettivi orali o su farmaci induttori dell'ovulazione: i primi venivano utilizzati prinicipalmente per la loro capacità di migliorare i sintomi legati all'iperandrogenismo e all'irsutismo mentre gli altri venivano scelti in occasione di un eventuale desiderio riproduttivo. I contraccettivi (il più famoso dei quali è certamente il DIANE) spesso erano l'unico strumento per interrompere l'amenorrea (assenza delle mestruazioni) e garantendo flussi da sospensione (artificiali) proteggevano anche dal rischio di iperplasia endometriale particolarmente presente nelle pazienti obese. Gli induttori (il più famoso dei quali certamente il CLOMID) non potevano certamente essere somministrati cronicamente ed avevano come solo alternativa la chirurgia attraverso la resezione ovarica cuneiforme o più recentemente lovarian drilling (una serie di piccole perforazioni condotte generalmente in laparoscopia sulla superficie dell'ovaio.
Il progredire delle conoscenze sulla menopausa e sugli aspetti biologici ad essa correlati, l'esperienza terapeutica di questi ultimi anni ed un più razionale utilizzo dei mezzi diagnostici hanno ridotto notevolmente gli esami che una donna in menopausa deve fare. Tutto ciò ha determinato una maggiore disponibilità verso le terapie ed un notevole contenimento dei costi sia per le donne che per il Sistema Sanitario. Vediamo quindi quali sono gli ESAMI più utili in MENOPAUSA:
Nei mesi di Giugno e Luglio 2000, la redazione di www.flebologia.it in collaborazione con il CENTRO PATOLOGIA DELL’IMMAGINE®, via Viberti 27, Torino, tel. 0113854878, ha condotto un’indagine, denominata “Progetto Arianna”, finalizzata a conoscere l’opinione che le donne hanno circa i disturbi e le patologie che hanno una ricaduta sull’immagine; dato il vasto settore interessato dallo studio, si è stabilito di focalizzare l’attenzione sui problemi legati alle patologie venose delle gambe.
La rinoplastica è uno dei più antichi procedimenti chirurgici conosciuti. Ha come finalità la correzione di anomalie nasali estetiche o funzionali, che possono essere traumatiche, congenite o infiammatorie. E' uno dei più comuni interventi di chirurgia estetica e viene eseguito con svariate tecniche. Le modificazioni della dimensione e della forma del naso si ottengono rimuovendo, adattando, modificando e riposizionando le strutture osteo-cartilaginee della piramide nasale secondo parametri ben precisi.
Nell'ambito della mia professione di ginecologo, ostetrico ed endocrinologo ricorro spesso alla terapia dietetica ed in particolare alla DIETA COMPUTERIZZATA. La ritengo infatti uno strumento formidabile per raggiungere un ottimale stato di salute; uno strumento che spesso può evitare il ricorso a farmaci e che non raramente può anche aiutarci a trovare un nuovo modo di rapportarci con il cibo e con l'ambiente modificando anche il nostro stile di vita.
Parliamo della DISPAREUNIA, del dolore che alcune donne avvertono in occasione dei rapporti sessuali. Amare, fare l'amore, avere rapporti sessuali fa bene. Sembra inoltre che gli effetti benefici di una buona attività sessuale non siano soltanto psicologici ma anche fisici; alcuni studi hanno dimostrato infatti che addirittura può allungare la vita e qualcuno si è sforzato di quantizzare questa "life extension" sulla base del numero di rapporti settimanali; l'effetto benefico si manifesterebbe a qualsiasi età. Purtroppo non sempre questa funzione fisiologica è così piacevole e stimolante per l'organismo. Talvolta infatti i rapporti sessuali posso essere dolorosi (DISPAREUNIA) creando di conseguenza riduzione della frequenza, ansia, depressione, anorgasmia, sterilità, crisi della coppia.
La riduzione (calo) del DESIDERIO SESSUALE detta anche RIDUZIONE (O CALO) DELLA LIBIDO è un'esperienza che in momenti diversi della vita interessa molte donne.
La sessualità femminile è influenzata da numerose condizioni fisiche, psicologiche e sociali e sue disfunzioni colpiscono tra il 24 ed il 43% delle donne; un problema quindi certamente non infrequente che spesso si esprime attraverso il calo del desiderio, della libido.
Con il termine “MAMMELLA” ci si riferisce ad una complessa varietà di strutture anatomiche situate bilateralmente e simmetricamente sulla parte anteriore del torace. Presente in modo molto ridotto nell’uomo, è nella donna che la mammella assume le caratteristiche di un organo estremamente specializzato. La mammella (il seno) di fatti è importante come vedremo ai fini riproduttivi per la nutrizione del neonato ma assume un ruolo preminente anche nell’ambito dell’estetica, dell’erotismo e della sessualità femminile per le valenze legate al suo messaggio composito di indentità sessuale (è il carattere sessuale più evidente), di capacità riproduttiva che trasmette al partner maschile e alla possibilità di trasmettere al cervello sensazioni altamente erogene.